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mercoledì 2 marzo 2011

Atari WCs #2

Continua la cavalcata nelle pianure infestate dai giochibrutti Atari. Shitload di titoli per palati esigenti. In ordine alfabetico, perché sono pigro ed è tardi.


Coconuts (1982)


Evitare le noci di cocco che cascano dall'alto. Il gameplay è tutto qui, semplicistico come pochi altri giochi. Niente fondale per permettersi una grafica colorata, ma senza stile. Dimenticabile.


Dishaster (1983)


Quei maledetti dischi non devono cadere. Monotono e frustrante, avrebbe dovuto chiamarsi Disaster per una maggiore coerenza. La musica è ovviamente orrenda, ma questo non fa notizia.


Fire Fly e Sorcerer (entrambi del 1983)

Il primo:


Il secondo:


Vi sembrano simili? Merito degli sviluppatori pigrissimi. In Sorcerer sono stati aggiunti il fondale e due righe di codice e ciò lo rende appena un attimo miglior di Fire Fly, che a mio modesto parere è il peggior shmup mai creato. Provare per credere, cliccando qui, magia di Java. Frecce per muovere, spazio per sparare, F1 per resettare, F2 per cambiare modalità, F5 ed F6 per le due difficoltà.


Karate (1982)




Grafica e sonoro si commentano da soli. Il gioco non necessita di alcuna abilità, è basato sul puro culo, andare a segno o crepare. Ovviamente è molto difficile e non offre soddisfazione alcuna.


M.A.D. (1982)

Questo è Missile Command per il VCS, conversione dall'arcade del 1980:


Un classico in cui è necessario utilizzare la testa, senza sparare a caso, aspettando il momento giusto. Gameplay solidissimo e accattivante, offre sfida e tensione.

Questo è M.A.D. per la stessa console. in pratica il Missile Command dei poveri:


Lascia posto a un mitra ignorante e tanti saluti alla strategia. Rimane comunque abbastanza divertente da giocare, ma rispetto a Missile Command è davvero un giocobrutto.


RealSports Soccer (1983)




C'è chi lo odia e chi lo apprezza. Io lo considero il peggior gioco di calcio della Preistoria, ma, in fondo, col calcio ha poco a che fare. Squadre di tre giocatori ognuno dei quali si muove solo in linea retta, stesso pulsante per tirare, passare la palla e cambiare omino a seconda della situazione e confusione che necessariamente deriva da questa carenza di tasti con perdita della sfera e goal avversario. Difficilissimo e distantissimo da qualsiasi titolo calcistico degli ultimi secoli. Provare per credere a questo indirizzo. Perderete la prima partita miseramente, poi forse vi piacerà. C'è anche gente a cui piace mangiare di tutto, in fondo.


Sea Hunt (aka Scuba Diver) (1978)




Colui che ci gioca nel video ha tutto il mio rispetto per quanto riesce a fare. Lasciamo da parte il comparto tecnico, per concentrarci sull'essenziale: il sistema di controllo di questo titolo è qualcosa di sbagliato e malvagio. Pensate d'immergervi e andare allegramente a caccia? Illusi. Dovete entrare in acqua dove e quando non ci sono pesci per non morire subito e solo a una certa profondità prenderete poi il controllo del vostro alter ego virtuale. Da quel momento in poi, solo aleatorietà. Con una buona dose di pazienza si ottengono risultati quasi accettabili, ma ne vale la pena?


Swordquest


Una serie che conta ben tre titoli distribuiti tra il 1982 e l'anno seguente. Bello perseverare, eh? Un quarto episodio non venne mai completato. Per fortuna.




Maze e oggetti vari, ma senza informazioni a schermo. La mancanza di indizi trasforma tutto in un trial & error mortificante. Le parti action vengono unanimemente considerati mediocri e l'avventura in sé ottiene un plebiscito di vomito fecale. Come se non bastasse, le sequenze tra una stanza e l'altra ricordano le porte di Resident Evil, senza che vi sia un motivo accettabile per la loro presenza: l'Atari 2600 va a cartucce, mica a cd. Qualche spirito compassionevole considera la serie degli anni Ottanta un seguito ad Adventure (1979). C'è solo una differenza: il titolo del 1979 era (ed è ancora) divertente. Chiudiamo dunque in bellezza, per tirarci su il morale dopo tante flagellazioni, con un doveroso omaggio al titolo di Warren Robinett e alla sua storica ribellione.



domenica 13 febbraio 2011

Ol ior beis ar bilong tu as

Non poteva mancare:


Com'è noto, la gustosissima intro appartiene alla versione (malamente) tradotta di Zero Wing per Mega Drive (1991). Meno conosciuto è invece il gioco in sé, conversione di uno shmup arcade della Toaplan originariamente pubblicato da Taito nel 1989. Scrolling orizzontale, sistema di power-up basato su tre armi differenti (compresi missili a ricerca), possibilità di catturare le navette avversarie per usarle come scudo o arma. Nella mente scatta subito l'ovvio confronto con R-Type, ma le differenze non sono poche. 

Ecco il primo livello del gioco (la qualità è bassa, ma è uno dei video più veloci da caricare):


I power-up delle armi si sviluppano come due pod sopra e sotto la navicella, scelta che può creare un po' di confusione nelle fasi di gioco più concitate, perché si rischia di evitare i proiettili con le armi supplementari esterne e non con la navicella. La cattura di un avversario non è un'opzione sfruttata a fondo nel gioco: come arma è abbastanza inutile, come scudo resiste a un solo colpo o urto e buona parte di ciò che vola sullo schermo non può essere catturato (non c'entrano solo le dimensioni, l'unica è provare e, nel caso non sia possibile la cattura, rischiare una vita) o appesantisce la navetta. Niente smart bomb. Ogni tanto è possibile trovare al posto dei power-up una bomba abbastanza limitata e difficile da utilizzare, perché subisce i colpi avversari e gli urti con l'ambiente circostante. Nonostante questi difetti, il gioco è decisamente gradevole, la grafica e il sonoro sono di qualità, i livelli sono molti, guarniti da boss e midboss. La difficoltà è ragguardevole e il gioco può risultare frustrante. La versione arcade presenta una difficoltà più elevata e una grafica migliore, ma la conversione per Mega Drive non è niente male, a conti fatti.

Insomma, non si tratta assolutamente di un vero e proprio giocobrutto. Solo la pessima traduzione giustifica la sua presenza in questo tempio della digestione corrotta. Vogliamo ricordarlo così:


Involontaria autoironia:



A dire il vero, direi di no!


For great Babel Fish!

P.S. (per un paio di conoscenti): uno dei livelli si chiama Bellon. Gloooooooria!